Elleboro… infinite proprietà

Si curavano anche i matti

Trovo belle e persino commoventi quelle piante che coraggiosamente ci incantano con i loro fiori in un momento in cui la natura è dura ed avara con  umani, animali e piante. 

Mi sono spesso chiesta quali siano gli insetti che  fecondano i fiori invernali. Chi si posa sull’Hamamelis, sul Chimonanthus, e l’elleboro? Per chi le fioriture profumano a volte così voluttuosamente? 

I fiori dell’elleboro, Helleborus niger, della famiglia delle Ranunculaceae,  compaiono verso fine di novembre in climi miti, quassù da noi a fine febbraio. Dipende però anche dalla varietà. Aspettano - continuando a fiorire anche per mesi - di venire fecondati. Hanno estimatori fedeli: nelle giornate soleggiate ho visto bombi infreddoliti e piccole api selvatiche - e so anche quali, le Antophorae quadrinmaculatae - . Sono gli stessi insetti indomiti che si posano sulle primissime, timide primule e sui gattici dei salici.

Gli ellebori sono piante da sottobosco. Il sole invernale deve illuminarli. In estate però amano l’ombra dei cespugli. Crescono solo in terreni calcarei; chi abita, come me, in mezzo alle Dolomiti, avrà sicuramente più successo se coltiva ellebori piuttosto di camelie. 

Piantine fiorite si trovano ormai dappertutto; sono in genere costrette in vasetti troppo stretti. È uno dei metodi “feroci” (l’altro è l’uso massiccio di stimolanti) usato dai vivaisti per forzarne la fioritura. Spesso piante così costrette non riescono a sopravvivere. Ma si può sempre provare. 

Rinvasati subito in un vaso più grande, in terra calcarea, vanno tenuti al freddo, all’esterno, ad esempio su un davanzale protetto dal gelo più crudo. Non teneteli in soggiorno, il caldo secco li farebbe morire. Il terriccio va mantenuto leggermente umido, evitando assolutamente acqua stagnante. Si piantano in piena terra appena la temperatura lo consente, quando il terreno si è sgelato. 

In giardino gli ellebori si sistemano all’ombra di cespugli e alberi spoglianti. Non amano essere trapiantati o disturbati. Le foglie sono assai decorative: le piante si possono usare come tappezzanti. Le foglie secche o sciupate si tagliano a primavera inoltrata.

In commercio se ne trovano varietà e specie a fiori bianchi, oppure maculati di rosso, rosso mattone e rosso cremisi, persino viola cupo, quasi nero.  Molte di loro sono di origine orientale. Anche gli ibridi sono ormai innumerevoli. Alcune varietà sono sempreverdi, altre emettono le foglie dopo la fioritura. Gli ellebori si moltiplicano anche da soli, copiosamente, se il posto è gradito. I semi germogliano rapidamente quando sono freschi. Seminati in vaso, crescono velocemente. Potete  regalare ellebori di vostra produzione alle amiche, se avrete la costanza di aspettare quattro, cinque anni la loro prima fioritura. Hanno bisogno di poche cure, sono spartani. Un ultimo avvertimento: se le piante madri erano ibridi, può darsi che le piantine fioriscano in colori inaspettati. 

Le varietà più belle si possono far crescere in grandi ciotole vicino alla casa, Vanno poi  spostate all’ombra quando sono sfiorite. 

Un geniale giardiniere germanico, Karl Foerster, una volta, parlando delle emerocalli, scrisse che erano perfette per giardinieri pigri ma intelligenti, perché crescevano e fiorivano con pochissime cure. Allargo questo spettro agli ellebori: come ho già detto, si moltiplicano velocemente con l’aiuto del vento e anche delle formiche (che sono ghiotte di un’appendice attaccata al seme: portano i semi nel nido, e dopo aver staccato l’appendice, li riportano fuori perché non più utili alla comunità), moltissime varietà hanno fogliame decorativo e sempreverde, non si concimano, vanno bagnate solo in caso di persistente siccità. 

Consiglio di allargare le scelte a due varietà che crescono nelle zone mediterranee, mescolandole a quelle “natalizie”, che si trovano dalla metà dicembre nei vivai: Helleborus argutifolius, conosciuto come elleboro della Corsica, e Helleborus foetidus, con le foglie bellissime, frastagliate, ma poco profumate, che si trova dal Belgio al Marocco.I fiori sono verdolini, spesso con un orlo vermiglio. 

Una curiosità... Somministravano il succo dell’elleboro ai dementi: per far loro riacquistare il senno. Pare che l’ingestione producesse nei malati le stesse reazioni di una mente impazzita. Chi non era molto attento alle dosi da somministrare, faceva però in modo che il malato raggiungesse molto velocemente l’aldilà, confermando la convinzione popolare che ne ammazzano più i medici delle malattie. Questa è anche una delle ragioni per cui evito di curarmi con le erbe, e vado da un medico quando mi ammalo: già nel 1937, un erbario citava l’elleboro quale pianta di virtù drastiche, catartiche, il succo è un emmenagogo, buon vermifugo, deostruente, efficace contro le costipazioni addominali. Giova alle malattie cutanee, le febbri tifoidi, polmoniti, reumatismi, melanconia, nelle manie, le ipocondrie. Rallenta il polso. Eh, già. Ma poi il battito del cuore aumenta fino a portare al collasso. I veleni della pianta andrebbero usati solo negli insetticidi. Mi sono poi chiesta di quale succo si parli, foglie e radici sono parche di liquidi, neanche a strizzarle con forza ne esce qualche stilla. Forse si alludeva a degli infusi o distillati, chissà. I nostri contadini mescolavano la radice polverizzata al tabacco da naso. 

I principi attivi degli ellebori sono i glucosidi, comuni alla famiglia delle Ranucolaceae, alla quale appartengono: uno fra diversi principi, l’elleborina. 

Dalla metà dell’ottocento fino alla prima guerra mondiale i suoi fiori ornavano copiosi i freschi giardini d’inverno protetti dalle vetrate. Poi cambiò la moda. 

Martha Canestrini